mercoledì 8 luglio 2020

La canzone di Achille

"La canzone di Achille"
Madaleine Miller
Ed. Feltrinelli


Ho incontrato questo libro totalmente per caso mentre non lo stavo cercando.
Girellavo fra video a proposito di creatività e art journal, quando un'artista per trovare l'ispirazione suggeriva di partire da un libro, citando il suo preferito: "Circe", di Madaleine Miller. Mai sentito, mai sentita. Ho cercato sul sito della mia biblioteca e ho trovato un altro suo titolo: "La canzone di Achille". Proviamo. L'ho preso però con poca voglia; sono sempre stata incuriosita dalla possibilità di leggere Iliade e Odissea in versione romanzata e più accessibile rispetto alle originali, ostiche. Ma non mi sembrava il momento, non attuale con i miei desideri. Svogliatamente ho letto una pagina convinta che l'avrei abbandonato.

E poi l'ho letto tutto, in pochi giorni. Ed è diventato il mio libro preferito, facendo a spinte con Jane Eyre per guadagnare il podio. Jane è forte, per questo la amo, si è costruita da sola. Ma Achille è figlio di dea e guidato dal destino di una profezia.

Il soggetto è la storia d'amore fra Achille e Patroclo. Io non amo le storie d'amore, e penso che in un mondo saturo di sdolcinatezze letterarie, scriverne una veramente buona sia difficile oltre ogni dire. Madaleine ci è riuscita senza una virgola di banalità. Nei ringraziamenti finali scrive di aver impiegato dieci anni nella stesura di questo romanzo, il suo esordio. Dieci anni curva su una storia antica in un mondo che, perdendosi, corre sempre più veloce. 

La trama la conosciamo. Perchè mi è piaciuto così tanto? Avrei voglia di rileggerlo tutto adesso, io che non rileggo mai.

1. Patroclo è un personaggio anonimo (inizialmente), disegnato imperfetto e inadatto al ruolo di principe nelle idee del padre, e così si legge lui stesso. Spesso silenzioso, non particolarmente forte. In errore. L'anti- eroe. Ma con Achille: tutto merita di essere raccontato. "Questo, e questo e questo". Tutto assume la dignità della condivisione. Un amore- amicizia che apre gli occhi suol mondo. Come se da soli non riuscissimo a vedere tutti i colori.

2. Teti: personaggio meraviglioso. Trema il libro nelle mani quando lei giunge, tanto sono espressive le descrizioni del suo arrivo. Si chetano i rumori della foresta, sospeso rimane il sospiro del lettore. Terribile, inquietante, imprevedibile. Letteralmente, Teti esce dalla pagina. Il romanzo non riesce a restarsene lì buono, come fanno tutti gli altri.

3. Gli sfondi: tramite una lettura attenta è possibile notare che tutto partecipa alla vita e alle emozioni di Patroclo e Achille. Il cielo, la frutta, il vento, la grotta. Tutto è vivo e li rispecchia. Ci sono atmosfere che sciolgono il cuore come se fossero ricordi dello stesso lettore. Forse è il merito dell'epica? Di essere iscritta nel cervello rettile di ognuno di noi? Storie nate nella notte dei tempi, registrate nel profondo della nostra psiche. Dopo più di duemila anni, ancora le riconosciamo.

4. Madaleine non indugia in infinte descrizioni di battaglie. Può una guerra durata dieci anni essere descritta in breve? Sì. Ne arriva ugualmente tutta la forza, la disperazione, la desolazione della vera pochezza umana? Sì. Però non è mica facile.

5. Quando un libro è talmente bello, ho sempre paura che il finale non riesca ad essere all'altezza, perchè con premesse troppo alte è facilissimo che non lo sia. E invece.


(Foto scattata in Grecia)



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